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LA CHIANINA DI VITTORIO VENETO

Rubriche > Turismo Enogastronomico

Rubrica: TURISMO ENOGASTRONOMICO
di Valter Stabile

Sarebbe incredibile se non fosse che l’ho provata con le mie mascelle.

In questa storica città, in una collina sovrastante l’abitato, ce l’azienda agrituristica “Il Bosco” (www.aziendaagrituristicailbosco.it tel.337520319) gestita da una simpatica famiglia, in particolare dalla Signora Carla, che ti chiede subito se sei già stato a mangiare nel loro agriturismo, perché in caso contrario ti racconta la loro nascita e le loro eccellenze gastronomiche.


Ti attira con la sua accattivante descrizione delle preparazioni culinarie a basa di carne bovina chianina e di cinta senese (maiale di una razza antica allevata allo stato brado, prima quasi scomparsa ora ritornata in auge).
In sostanza si tratta di una vera azienda agricola che ha ricavato un settore gastronomico a parte, situato su un altura che domina Vittorio Veneto.


Si raggiunge il luogo di ristorazione seguendo una stradina impervia e stretta nel mezzo di un bosco per alcuni chilometri.

Alla fine si raggiunge un minuscolo borgo ove sorge una fontana con abbeveratoio, si parcheggia l’auto e si entra nel rustico edificio.

Subito colpisce la semplicitĂ  del luogo con un bello e ampio camino in sala che serve anche per grigliare le carni.

Subito, vi accoglie la padrona di casa che vi chiede  se è la prima volta che venite. Siccome era questo il caso, comincia a raccontarci come è iniziata la loro avventura.
Poi ci spiega la particolaritĂ  di alcune sue preparazioni molto accattivanti.

Ero deciso a gustare una bella fiorentina, tagliata per me di 980 gr. e fattami vedere prima di cucinarla sulla griglia del caminetto della sala pranzo.
Unica mia perplessità nel modo di cucinarla, è stato il fatto che appena messa sulla griglia la figlia della titolare la cosparsa di sale grosso.

Tutti gli esperti di barbecue o della piĂą italica grigliata, sono concordi nel ritenere sbagliato salare la carne prima della cottura, per i ben noti motivi.

Poi la stessa è stata servita al sangue (di mio gusto) in un piatto e con normalissime posate (era di rigore l’uso di coltello adatto), poi altra mancanza è stata quella che non mi è stato servito dell’ottimo olio d’oliva extravergine per irrorare la succulenta portata.
La moglie ha degustato degli ottimi “straccetti” di chianina saltati in padella.

La titolare ci ha avvisato che per la carne di cinta senese avremmo dovuto aspettare l’arrivo dell’autunno, quindi ci siamo rassegnati all’attesa. Dato che la giornata era calda ed il luogo fresco, la nota dolente era la presenza di molte mosche che ci hanno reso il pranzo difficile e complicato. Immagino che in stagione fredda con le finestre chiuse il problema sia eliminato, me lo auguro.

E comunque consiglio l’adozione di zanzariere alle finestre o altri espedienti anti insetti. Le pietanze sono state precedute da due antipasti accattivanti e sfiziosi, come l’involtino di lardo di cinta (vedi foto) ed il bicchierino con la mousse di zucchine e crostini.

La carne è stata accompagnata da contorni di verdure grigliate e creme di melanzane insaporita da erbette aromatiche del loro orto.
Il cibo è stato annaffiato da buon vino rosso, ma non eccezionale.

Disponibili a fine pasto degli ottimi dessert alla panna cotta e delle torte create dalla figlia della titolare. Per essere sincero alla fine del pasto mi aspettavo di pagare qualcosa di meno di quello che ho pagato, anche se ero consapevole di aver gustato 980gr della Rolls-Royce delle carni.

Nel complesso quindi il giudizio non è proprio positivo, ricordando gli inconvenienti che ho raccontato ed il prezzo finale non proprio tipico dell’agriturismo classico.
Detto questo, nonostante tutto, non mi dispiacerebbe ritornarci per degustare la cinta senese, vera “ferrari” del gusto tipico della carne di suino.  

In bocca al lupo a chi si avventurerĂ  in cima alla collina e buon appetito.




 
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